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![]() La storia di Napoli
Napoli antica
Nonostante la concorrenza del porto di Puteoli (Pozzuoli) e la distruzione subita nell' 82 a.C. da parte dei partigiani di Silla, nell'ultimo secolo della repubblica e durante l'Impero fu assai florida economicamente e famosa, oltre che per le sue bellezze naturali, anche come centro culturale d'impronta greca (Virgilio vi studiò presso la scuola di Sirone, stabilendosi più tardi nella villa forse ereditata dal maestro, e vi fu sepolto). Eretta a municipio nel 90 a.C. e a colonia sotto Claudio, conservò tuttavia fino al Basso Impero la lingua e le istituzioni greche. Oggi non è facile imbattersi a Napoli in resti di origine greca o romana che spesso, tra l'altro, sono sotterranei. Sono visibili qua e là parti di mura di terme, di teatri e di altri edifici, spesso inglobate in costruzioni più recenti, ma i quartieri della citta' vecchia mantengono quasi intatto il reticolo viario greco-romano; su questo sono sorti in epoche successive edifici medievali e palazzi barocchi. Le testimonianze archeologiche che più contribuiscono ad evidenziare la fisionomia della citta' antica sono le mura di cinta e l’impianto urbano. L’andamento delle fortificazioni, che furono costruite in blocchi di tufo locale contrassegnati da segni di cava (e di recente è stata individuata sotto il cimitero di Santa Maria del Pianto una delle cave di estrazione di tale materiale costruttivo), è stato ricostruito grazie al ritrovamento di molti tratti di esse. Il circuito delle mura si estendeva dalla collina di Sant’Aniello a Caponapoli per via Settembrini fino a Castel Capuano e Forcella e proseguiva per Corso Umberto I fino a piazza Bovio, risalendo sul lato occidentale verso piazza Bellini e via Costantinopoli. La citta' muraria era costituita di due colline, con le facce a vista leggermente a scarpata e unite tra loro da muri trasversali; lo spazio, quasi delle camerette, che si veniva a creare era riempito con strati di pietrame e scaglie di lavorazione del tufo alternati a strati di terreno e costituiva il cosiddetto emplecton. Due fasi di costruzione sono state individuate: la prima, in blocchi di tufo granuloso, da porsi nel V secolo a.C. in concomitanza con la fondazione della citta', e la seconda, in tufo compatto, riferibile ad una ristrutturazione e potenziamento della struttura difensiva, databile al IV secolo a.C., allorché la citta' si trovò in una difficile situazione politica e militare. La prima fase ed il rifacimento di IV secolo sono chiaramente visibili nelle strutture in largo Sant’Aniello a Caponapoli, ove gli scavi effettuati hanno messo in luce anche un tratto delle fortificazioni di epoca angioina, sovrappostesi a quelle greche. Sono databili invece al IV secolo a.C. i tratti delle mura presenti in piazza Cavour sotto la rampa Maria Longo (alle spalle del grande edificio che prospetta sulla piazza) ed in piazza Bellini. La struttura era talmente poderosa, che davanti ad essa lo stesso Annibale fu costretto a desistere dal dare l’assalto alla citta', alleata dei Romani. All’interno della cinta l’impianto urbano, ancora riconoscibile nella regolare distribuzione degli isolati e nell’andamento delle strade della citta' moderna, si organizzava intono a tre assi viari principali paralleli (plateiai o decumani), corrispondenti rispettivamente alle attuali vie Sapienza-Pisanelli-Anticaglia- Santi Apostoli (decumano superiore), via Tribunali (decumano mediano o maggiore), via San Biagio dei Librai-Vicaria-Forcella (decumano inferiore), tagliati perpendicolarmente da assi minori più stretti (stenopoi o cardines). “Napoli Greco-romana”. La struttura dell’impianto, per la sua concezione, risponde pienamente a quei valori di coerenza e organicità che si vennero affermando nell’urbanistica greca del V secolo a.C. e che generalmente viene accostato al nome di Ippodamo di Mileto. Il disegno urbanistico della citta' non mutò in età romana. Il centro civile della citta' greca, l’agora, ubicato nell’area dell’attuale piazza San Gaetano, ove si svolgevano la maggiore parte delle funzioni amministrative, politiche, economiche e giudiziarie, mantenne la stessa destinazione, costituendo il foro. A nord dell’area si estendeva il complesso del teatro e dell’odeion, mentre al centro di essa sorgeva su un alto podio il tempio dedicato ai Dioscuri, divinità patrie di Neapolis. Del tempio, rifatto completamente in epoca tiberiana, ma già esistente precedentemente, restano ora solo due delle sei colonne del pronao incorporate nella facciata della chiesa di San Paolo Maggiore. Nel primo secolo dell’impero, anche a seguito dell’istituzione nel 2 d.C. degli Italikà Romaia Sebastà Isolympia (agoni quinquennali che comprendevano gare equestri, ginniche, musicali e rappresentazioni drammatiche) e dei danni che gli edifici subirono a causa del terremoto del 62 d.C. e dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., si verificò a Napoli una intensa attività di costruzione di opere pubbliche: a questo periodo risalgono infatti tutti gli edifici monumentali di cui si conservano resti, dai teatri (nell’area di via Anticaglia) al tempio dei Dioscuri (attuale chiesa di San Paolo Maggiore), al macellum (i cui resti si estendono sotto la chiesa e il convento di San Lorenzo Maggiore). Ma il fervore costruttivo non significò per Neapolis un sintomo di ripresa da quella crisi che dal I secolo a.C. compromise le fiorenti attività commerciali. La citta' divenne meta di ricchi proprietari fondiari e di uomini di cultura, attratti dall’amenità dei luoghi e dalla "grecità" dei costumi e delle tradizioni. Le ricche ville che sorsero soprattutto lungo il litorale attestano il carattere residenziale e turistico ed il ruolo di citta' degli otia che Neapolis acquistò in questa fase e che mantenne a lungo, finché la crisi economica si fece sempre più evidente nel corso degli ultimi secoli dell’impero. La citta' si protende dalla costa occidentale del Golfo verso la Pianura Campana. Se la si osserva con attenzione, si notano le "diverse Napoli" succedutesi in 2500 anni di storia: il primitivo nucleo greco; la citta' greco-romana; quella medievale; la citta' sveva e poi aragonese; infine quella del XIX e XX secolo che giunge ai confini dei Campi Flegrei. Per una citta' con fondamenta del VII secolo a. C. e con ininterrotta continuità urbanistica, è arduo tracciarne la storia: occorrerebbe tener conto della "Necropoli preistorica di Materdei" (III millennio a. C.) e di un insediamento del IX sec. a. C. Le più antiche fonti citano Partenope e Neapolis greco-cumane, affiancate da una citta' nuova nel V sec. a. C., Partenope divenne Palepolis (citta' vecchia) per non confonderla con quella "nuova" (Neapolis). Non è chiaro se si trattasse di nuclei attigui o "quartieri" d'un unico nucleo. Alla fine del IV sec. a. C. la citta' diviene federata da Roma e da quel momento non si parla più di Palepoli e Partenope. Il ruolo svolto durante il periodo romano le consentì di non essere del tutto "romanizzata" e conservare idioma e parte dei caratteri greci, riscontrabili ancora oggi nella lingua napoletana. Napoli fu conquistata da Odoacre, poi dai Goti, da Belisario, da Totila; tra il 536 e il 553, si trasformò in bizantina. La Napoli paleocristiana si sviluppò sul tracciato greco-romano: Napoli conserva molti avanzi archeologici, il più cospicuo dei quali è da considerarsi, il corpo originario di Neapolis, E' ancora possibile individuare i tre decumani paralleli, e i cardini ad essi corrispondenti in senso perpendicolare, seguendo via Tribunali, corrispondente al decumano centrale, la piazzetta di San Gaetano, la Chiesa di San Paolo, dove due colonne corinzie scanalate rappresentano le vestigia del tempio dei Dioscuri, che occupava il sito dell'attuale basilica cristiana, la chiesa di San Lorenzo, e, più in là, gli archi dell'Anticaglia, appartenenti alle terme e al teatro coperto (l'Odeon). Tutto l'insieme costituisce un grandioso complesso monumentale, un'immagine suggestiva di ciò che fu, un tempo, il Corpus di Neapolis. Il centro rimase l'area di piazza San Gaetano, il luogo dell'antica agorà e del foro, mentre la zona immediatamente a Nord della citta', tra i Vergini e la sanita', fu fortemente caratterizzata dalle catacombe. Queste, diversamente dai complessi ipogei di altre citta', ebbero uno sviluppo orizzontale rispetto al suolo, di cui sfruttarono la naturale pendenza, che dette origine alla struttura interna a due livelli e, in prossimità dei loro ingressi, furono costruite le prime basiliche paleocristiane. Tra queste, la più antica e la più ricca di testimonianze è San Gennaro extra Moenia, del V secolo, l'unica basilica che non fu mai abbandonata dai religiosi. Avanzi delle mura di Neapolis, di costruzione greca, consistenti in grossi blocchi rettangolari di granito, racchiusi, purtroppo, in una cancellata, si possono osservare nella piazzetta dell'attuale cinemateatro Splendore, dove si trova l'ospedale Ascalesi, allo sbocco di via Forcella, e in Piazza Bellini, tra San Sebastiano e via Costantinopoli. I documenti figurativi del periodo seguirono il generale sviluppo dell'arte paleocristiana in Occidente. L'edilizia sacra conservò a lungo lo schema basilicale con navata unica ad andamento longitudinale ripartito da colonne e coperto a capriate, mentre l'edilizia civile è scarsamente documentata. Nel campo della pittura e della scultura si elaborarono motivi propri dell'arte tardo-imperiale misti a influssi bizantini e genericamente orientali, caricati di un diverso e pregnante significato simbolico deterininato; nei primi secoli di affermazione del cristianesimo, dalle persecuzioni cui la nuova religione era fatta oggetto. La più importante è la catacomba di San Gennaro, che risale al II secolo d. Cr.. In essa, benché in parte guaste dal tempo e dall'incuria, si ammirano molte e belle pitture paleocristiane. In origine, era una tomba gentilizia, che, man mano ingranditasi, divenne il cimitero della chiesa cristiana napoletana. Vi furono sepolti S. Agrippina, e, nel V secolo, il martire S. Gennaro. Quando, nel IX secolo, il principe di Benevento, Sicone, rapì il corpo del Santo, la catacomba perdette importanza, finché nel secolo XIII fu abbandonata e devastata. Consta di due piani: quello inferiore è costituito dalla Basilica cimiteriale di San Gennaro, con in fondo l'altare, e, dietro di esso la cattedra episcopale. A destra dell'altare, si vedono due arcosolii con pitture del IX secolo, raffiguranti vescovi napoletani; nella cripta, avanzi di mosaici e di affreschi sulle pareti. La cupola e il Battistero napoletano di San Giovanni in Fonte, ad esempio - complesso variamente datato all'epoca del vescovo Severo (363-409) o del vescovo Sotero (465-492) -, sono ricoperti da un ciclo musivo che mostra caratteri di intenso naturalismo e di chiara ascendenza ellenistica, influssi presenti anche nell'affresco con Cristo tra due Santi nella basilica di San Gennaro extra Moenia. |
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