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La storia di Napoli


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Ottocento


La Rivoluzione francese e le conseguenti guerre coinvolsero Napoli, dove si susseguirono l'effimera Repubblica Partenopea (1799), espressione della volontà di un'esigua minoranza "giacobina" senza radici nella popolazione, e l'occupazione francese, che portò al trono prima Giuseppe Bonaparte, poi Gioacchino Murat.
Nel periodo francese (1806- 1815), la citta' ebbe nuova amministrazione e nuovo incremento urbanistico e culturale; ma ciò non bastò a far dimenticare, soprattutto al popolo minuto e al clero, la vecchia dinastia riparata a Palermo. Perciò la restaurazione dei Borboni,fu accolta con soddisfazione dalla maggioranza della popolazione.

Dal 1806 la citta' attraversò un periodo di serenità e stabilità e nel corso del regno di Giuseppe Bonaparte vennero realizzati alcuni lavori pubblici, l’arteria che da Mergellina, attraverso la collina di Posillipo, si inoltra fino a Bagnoli, Coroglio e Fuorigrotta, e una radicale ristrutturazione amministrativa. Le aree periferiche di Capodimonte, Posillipo e S.Giovanni a Teduccio furono aggregate ai dodici quartieri in cui era articolata la citta', l’amministrazione cittadina fu affidata al sindaco, affiancato da un organo elettivo, il Decurionato, mentre i servizi tecnici cittadini, furono assegnati al Corpo Reale di Ponte e Strade.
Ferdinando, quando torno a Napoli, nel 1815, i primi atti di governo a cui diede applicazione furono di ordine giuridico, si concretizzò in un statuto che, nel rafforzava i vincoli politici e istituzionali fra le diverse regioni del Sud, attribuì alla struttura statale di cui era al vertice la denominazione formale di Regno delle Due Sicilie.
Stipulò un concordato con la chiesa, ristituendo tutti i beni confiscati alla chiesa; realizzo l’entrata in vigore dei Codici penali, civili e commercio con le sue procedure del Regno delle Due Sicilie.

Ma ci furono in questa fase importanti risultati in altri settori.
La citta' di Napoli, nonostante lo spirito retrivo e l'inerzia dei re, continuò a progredire: a Napoli fu costruito il primo battello a vapore, inaugurata la prima ferrovia (la Napoli-Portici, 1839), adottate le prime comunicazioni telegrafiche d'Italia; nel 1848 la marina napoletana era la terza d'Europa, i traffici, specialmente marittimi, prosperavano, il costo della vita era modesto e la tassazione media tenue. A Napoli lo stile neoclassico ebbe una diffusione assai vasta improntando il carattere di intere strade, piazze come quella di Plebiscito ed ambienti nuovamente configurati.

Accanto all'edilizia pubblica per la quale citiamo l’edificio dell'Osservatorio Astronomico e l'originale facciata del Teatro San Carlo, dal punto di vista artistico ed urbanistico,emergono alcune architetture residenziali che, pur nel gusto classicheggiante, rivelano aspetti già legati ad una sensibilità di tipo romantico: sulla collina del Vomero Antonio Niccolini creò per Ferdinando I il raffinatissimo complesso della Floridiana (1817-19) con la contigua Villa Lucia, casina di gusto pompeiano nata come sala da ricevimento e 'kaffeehaus'


La palazzina neoclassica, destinata ad essere la residenza di villeggiatura di Lucia Migliaccio Duchessa di Floridia, e immersa in un verde percorso da viali movimentati e abbellito da episodi concepiti con la libertà tipica del giardino 'all'inglese'. Villa Acton, oggi Villa Pignatelli: concepita come una residenza estiva, è anch'essa un insieme molto particolare dal punto di vista ambientale per il contatto diretto che il suo parco ha con il mare.









La varietà di stili prevista dal giardino romantico - Niccolini aveva progettato per il parco della Floridiana anche un monumento egittizzante - trova ulteriore espressione nel gusto neo-egizio del Tondo di Capodimonte (1836) ed è una delle anticipazioni dell'eclettismo stilistico che si articolerà in modo vario nella citta' durante la seconda metà del secolo di cui abbiamo un esempio tardo, ma di carattere romantico nei tipi edilizi neo-medievali e neo-rinascimentali pensati da Lamont Young per il Parco Grifeo.

Dal 1839 è presente a Napoli un consiglio edilizio che comprendeva i maggiori architetti del momento, Enrico Alvino, al quale dobbiamo uno dei progetti di ammodernamento della Villa Reale e la nuova strada via Caracciolo che doveva costeggiarla.
Il progetto prevedeva il rinnovo della sistemazione stilistica della Villa, Alvino pensò a molti episodi di 'revival' e a moderne strutture in ferro e vetro, ma ilunico ad essere realizzato tra i padiglioni progettati fu la Cassa Armonica (1877), una struttura leggera ed elegante, funzionale dal punto di vista acustico, definita da sottili colonnine di ghisa e dal tetto poligonale in vetro.
Nel 1872 venne costruita all'interno della Villa la Stazione Zoologica, che contiene una interessante testimonianza figurativa: si tratta della decorazione pittorica, con scene della vita del mare e composizioni simboliste, della 'sala affreschi', così denominata sebbene la decorazione non sia eseguita a fresco; realizzata nel 1873 da Hans Von Marees con la collaborazione dello scultore Adolf von Hildebrand, e ritenuta un manifesto del puro visibilismo, e rimanda alla grande pittura romantica tedesca.
Ad Enrico Alvino dobbiamo altri esempi di revival stilistico presenti in citta', come l'edificio neo-quattrocentesco dell'Accademia delle Belle Arti (1863), centro della pittura napoletana dell'Ottocento dove convennero le più valide personalità artistiche; l'Accademia continuò ad avere un ruolo di preminenza nella formazione degli artisti napoletani anche nel momento in cui, intorno alla fine degli anni Sessanta del secolo, a Napoli si formarono scuole antiaccademiche di pittura.
Nel 1876 Alvino progettò il rifacimento in stile gotico della facciata del Duomo, secondo un concetto di restauro tipicamente ottocentesco che voleva per i monumenti il ripristino 'in stile' delle parti mancanti.

Verso la fine del secolo anche Napoli vide un intervento governativo per operazioni di sventramento dei cosiddetti 'quartieri bassi', deliberate nel 1885 ma iniziate solo nel 1889, e finalizzate al raggiungimento di un maggiore ordine urbanistico e di una percorribilità regolare e veloce, oltre che alla risoluzione delle precarie condizioni igieniche della citta' mediante lo 'squarcio' delle zone malsane nei quartieri Porto, Pendino, Mercato e Vicaria; in nome di tale razionalizzazione urbanistica, e soprattutto con l'apertura dell'asse di via Duomo e la creazione del corso Umberto, il cosiddetto Rettifilo, furono sacrificate molte fabbriche storiche, e antiche chiese scomparvero o vennero stravolte.
Gli edifici del Rettifilo mostrano una concezione ufficiale, 'di parata', dell'eclettismo stilistico del tardo Ottocento: la facciata dell'Università degli Studi (1898) riprende pesantemente moduli neoclassici, mentre possiamo ritenere il Palazzo della Borsa un esempio altrettanto monumentale ma più armonico dell'architettura eclettica del risanamento napoletano.
Anche la zona di Santa Brigida, dove fu costruita la Galleria Umberto I, inaugurata nel 1892; la struttura architettonica, decorata da Ernesto di Mauro ed Antonio Curri ad intrecci di fogliami su fondi dorati, risolve felicemente il contrasto creato dalla diversa natura dei materiali utilizzati: la muratura dei pilastri e il ferro e vetro della copertura, adottati in linea con le istanze innovative dell'architettura della fine del secolo, avviata al modernismo e alle tecnologie industriali.



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A cura di Studio Klain di Giuseppe Klain
StudioKlain 2007