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La storia di Napoli


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Età Aragonese


Nel 1442 Alfonso d'Aragona conquistò la citta' di Napoli dopo la vittoria sull'ultimo re della dinastia angioina, Renato, e fece il suo ingresso trionfale nella capitale nel febbraio del 1443. Il Regno di Napoli entro cosi a far parte, come centro principale, della Confederazione di stati della Corona d'Aragona. Con la nuova dinastia si determinarono l'incremento dei traffici e delle relazioni politiche, l'accentramento dei servizi presso la corte e l'accentuarsi degli scambi culturali e commerciali tra l'Italia meridionale e le regioni iberiche: la citta' venne dunque a trovarsi al centro di un vasto e vitale circuito mediterraneo.

Alla morte di Alfonso nel 1458, la successione al trono passò al figlio Ferrante che si troverà al centro della famosa congiura dei baroni finalizzata al ripristino della corona angioina ma destinata a naufragare dopo la battaglia navale di Ischia nel 1465. Durante il regno di Ferrante I di Aragona, Napoli subì un notevole ampliamento specialmente verso la parte antica  e fu circoscritta da una murazione rinforzata da ben 22 torri.

Ferrante I d'Aragona si fece costruire una villa poco fuori della Porta Capuana che per la sua posizione fu chiamata di "Poggio Reale" fatta dall'architetto Giuliano da Majano, come un'altra villa chiamata "La Duchesca" appartenente al Duca di Calabria, nei pressi di Porta Capuana.
Ferrante, nonostante avesse ereditato dal padre un regno in condizioni poco floride, cercò di portare a termine il programma edilizio che Alfonso si era prefisso. Purtroppo ad impedire il compimento di questa programmazione intervennero anche fattori negativi imprevedibili, come terremoti che provocarono danni, e quindi i programmi dovettero essere accantonati perché fu necessario prima assestare il patrimonio edilizio cittadino preesistente.

Il sovrano completò la costruzione della reggia, che di angioino conserva ben poco. Egli porto la sua attenzione sulla crisi che si era prodotta nei traffici marittimi e volle far completare con alcuni lavori il molo grande per dare maggiore sicurezza alle navi che vi attraccavano. Ingrandì e rifece l'arsenale per fare in modo che alcune navi potessero rimanere al coperto, e fece costruire la prima laterna del porto.





L'edilizia civile e quella religiosa si svilupparono e sorsero palazzi: l'Umanesimo che fiori in questo periodo, oltre a suscitare la rinascita degli studi a vantaggio della nostra letteratura, si proiettò anche nel campo  urbanistico facendo  sì che si formasse, con una struttura più decisa.

Nel 1463 furono iniziati i lavori per l'ampliamento delle mura ma solo nel 1483 fu intrapreso il rifacimento completo del sistema murario. Nella parte orientale fu incorporato dalla citta' tutto il quartiere di Formello sino a Sant'Agostino alla Zecca: l'epicentro di questa zona erano il Castel Capuano  e la villa della Duquesca, che con l'ex convento della Maddalena costituivano già una regione urbanistica abbastanza organica. Vi vennero effettuati molti lavori che interessarono tutta la regione adiacente.

Si evidenzia subito il rapporto privilegiato che la citta' aveva stabilito con il mare: Castel Nuovo, il porto e la Torre di San Vincenzo rappresentano infatti il centro pulsante delle attività urbane; alle spalle il reticolato dei cardini e dei decumani dell'insediamento antico con le fabbriche religiose risalenti ad età angioina, rimasto per lo più inalterato, ed infine gli altri edifici fortificati, progettati per la difesa della citta': Castel dell'Ovo ristrutturato sul mare e Castel Capuano nella zona orientale, l'antico Belforte o Castel Sant'Elmo sulla collina.

Le mura, che furono costruite sotto la direzione di Giuliano da Majano, furono adattate a sistema di difesa e si rese necessario lo spostamento de alcune porte, come quella di Forcella, che fu portata dove è attualmente e chiamata Nolana, e quella Capuana, che fu trasportata vicino al castello dove ora si trova. Vennero quindi incluse nell'interno delle mura, evidentemente per ragioni strategiche, tutte quelle costruzioni che si erano andate man mano moltiplicando fuori della citta'. Le murazioni furono ampliate secondo la nuova struttura urbana e quindi le porte  vennero spostate sul prolungamento delle nuove strade cercando di frenare in parte il processo di espansione. Ocorre considerare che questo ampliamento aragonese delle mura fu anche legato alla destinazione di determinate costruzioni e residenze reali oltre a conferire una maggiore difesa nella regione orientale.

Completato questo ampliamento nella zona est si continuò nella parte occidentale e precisamente dalla Porta Reale per un Tracciato che rappresenterà poi l'attuale via Toledo: qui le mura scendevano per Santa Brigida ricongiungendosi poi con la cittadella di Castel Nuovo. Si effettuò così l'urbanizzazione anche nella parte settentrionale mentre aumentava considerevolmente l'edilizia in tutta la zona prossima alla reggia. Vi e da considerare che la popolazione era aumentata  fino a raggiungere le 150.000 anime secondo il Beloch: il Papasso ci da una cifra molto inferiore perché evidentemente non calcolava la popolazione di alcuni borghi e di alcuni casali. Comunque, facendo una media proporzionale, possiamo senz'altro asserire che la popolazione di Napoli in questo periodo non era sicuramente inferiore ai 100.000 abitanti. Contemporaneamente  continuò lo sviluppo extraurbano, specialmente lungo quelle strade ad oriente ed a settentrione di Napoli mentre verso il mare o verso le colline vi erano soltanto residenze gentilizie e principesche.

Porta Capuana

Voluta da Ferrante I d'Aragona, la Porta fu costruita nel 1484 su disegno di Giuliano da Maiano, e si articola fra le torri dell'Onore e della Virtù. Vi risalta la decorazione marmorea contenuta tra le due lesene scanalate e concluse da pseudocapitelli compositi. Due angeli reggono lo stemma aragonese; i simboli guerreschi dell'altorilievo sono attribuiti a Giovanni da Nola.
Concepita come un grande arco trionfale stretto fra due torri , Porta Capuana  la maggiore della citta', in quanto collega con la più importante via di comunicazione diretta al nord.
Mostra evidenti riferimenti ai modelli architettonici romani e venne pesantemente alterata nella parte superiore in occasione dell'ingresso a Napoli dell'imperatore Carlo V nel 1535.
E una della più belle porte rinascimentali d'Italia e ha conservato, nel tempo, un particolare fascino sia per i cittadini che per i visitatori. Ha visto numerosi personaggi storici entrare in citta', tra cui basta ricordare Carlo VIII, in seguito all'arrivo del quale fu aggiunta alle decorazioni l'aquila imperiale.

Porta Nolana

Porta Nolana costituisce, insieme ad altre porte napoletane poi smembrate, il ricordo della parte di rilievo svolta dall'aragonese nella riedificazione della cinta muraria della citta'.
Originale del XV sec., fu eretta nello stile monumentale della vicina Porta Capuana. Si apre tra due torri, dette della Fede e della Speranza, che reggono un bell'arco su cui spicca un bassorilievo quattrocentesco che rappresenta il re Ferrante I d'Aragona a cavallo; nella facciata interna c'è il busto rappresentante San Gennaro.
E' detta Nolana perché situata in direzione della citta' di Nola. Un tempo era notevolmente arretrata verso la zona di "Forcella" ed era chiamata, appunto, "Forcillensis". Nel 1484 fu spostata più avanti per l'ampliamento delle mura.
La Porta, nel corso dei secoli, è stata aggredita da molte abitazioni civili, che la sovrastano e la costringono da ogni parte senza riuscire, però, ad eliminarne l'imponenza.


Scultura

Nel settore della scultura un altro apporto di grande interesse figurativo per gli stretti legami con la coeva produzione toscana del Rinascimento va individuato nelle Cappelle Piccolomini e Terranova (poi Mastrogiudice) nella Chiesa di Monteoliveto.

Nella prima il donatelliano Antonio Rossellino imposto secondo i medesimi criteri adottati in San Miniato a Firenze, il sepolcro di Maria d'Aragona; nella seconda Benedetto da Maiano realizzò sculture del filone sviluppatosi a Firenze alla meta del secolo.

Maestro eccellente nella lavorazione della terracotta, il modenese Guido Mazzoni lasciò invece nel tardo Quattrocento il gruppo del Compianto sul Cristo morto per la Cappella Origlia a documento della corrente emiliano-ferrarese caratterizzata da un forte accento pietistico ed espressionistico che aveva gia dato esiti eccellenti nelle opere dell'Italia centrale.

Pittura ecclesiastica

Tra i maggiori esempi della produzione pittorica di quest'epoca va innanzitutto segnalata per il suo respiro internazionale l'opera del Colantonio, autore dei polittici in San Lorenzo Maggiore, San Domenico Maggiore e San Pietro Martire, nei quali il maestro si accostava sia alla cultura umanistica di Piero della Francesca che ai grandi testi della pittura fiammingo-borgognona.

Dopo di lui l'anonimo maestro del Polittico di San Severino apostolo del Norico, proveniente dalla chiesa dei Santi Severino e Sossio e passato, dopo il restauro, nel Museo di Capodimonte, coniugava il verbo franco-fiammingo con gli esiti coevi della pittura veneto-marchigiana per risultati di alto profilo, degni della migliore e piu famosa pittura fiorentina e d'Oltralpe.

Ancora uno 'sguardo vale la pena di dare anche alla produzione cosiddetta "decorativa" che a quest'epoca doveva essere cospicua ma che a noi e giunta in pochissima parte. Di questa vanno comunque ricordati i pavimenti della Cappella Caracciolo del Sole in San Giovanni a Carbonara, grandiosa testimonianza della diffusione delle maioliche di gusto valenzano, a loro volta debitrici alla cultura araba (che decoravano anche la Sala dei Baroni in Castel Nuovo), e quello della Cappella Pontano che venne realizzato da maestranze locali sui piu pregiati esempi di origine iberica.

Architettura

Nell'ambito architettonico i documenti superstiti nell'assetto urbano risultano anch'essi scarsi ma di alta qualita: emblematico ci sembra il palazzo di Diomede Carafa, conte di Maddaloni, in via Spaccanapoli, terminato nel 1466, nel quale coesistono elementi tardogotici e rinascimentali.

Il paramento a bugne caratterizza la facciata esterna; il portale marmoreo, simile a quello di palazzo Petrucci in piazza San Domenico, si distingue per le forme di estremo rigore cIassico.

I battenti della porta lignea, esempio rarissimo a Napoli, rivelano invece ancora l'interesse per il gotico fiammeggiante.

Altri elementi di tradizione durazzesca si riscontrano invece nel cortile interno: l'arco ribassato torna anche in altre simili soluzioni architettoniche nel palazzetto Penna ai Banchi Nuovi e nella chiesa di Monteoliveto, cosi come il bugnato a punta di diamante, di chiara ispirazione iberica, contraddistingue la facciata di palazzo Sanseverino a piazza del Gesù, poi trasformato nella chiesa barocca del Gesù Nuovo.

Il caso singolare, che riconduce aIla cultura classicistica dell'umanesimo toscano, e rappresentato dalla Cappella funeraria di Giovanni Pontano in via Tribunali, opera di Francesco di Giorgio Martini.
Ha forma squadrata a parallelepipedo, scandita all'esterno da lesene scanalate con capitelli corinzi e robusta trabeazione e le membrature in piperno si alternano ad iscrizioni greche e latine in marmo che conferiscono all'edificio il carattere di tempietto laico, raffinato prodotto di una cultura volta ormai all'erudizione archeologica.

Per finire, un cenno ad un esemplare unico nel suo genere: il piccolo balcone situato lateralmente alla facciata posteriore della chiesa di San Domenico Maggiore nella piazza omonima.

E un'opera straordinaria, frutto del lavoro di numerose maestranze di diversa cultura e provenienza tra le quali va segnalato il grande Francesco Laurana - che crearono un documento eccezionale per aree di influenza: la componente fiammingo-borgognona accanto a quella iberica e dalmata e a quella toscana si fa qui testimonianza storico-artistica di carattere prettamente mediterraneo di altissimo livello.



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A cura di Studio Klain di Giuseppe Klain
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