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![]() La storia di Napoli
Età Normanno-Sveva
Ruggiero , impose di fatto il suo potere su Napoli; alla morte del duca, Ruggiero riconobbe ampia autonomia alla citta', e nominò un supervisore ritornandosene a Palermo. Nel 1154, anche Ruggiero morì, e gli succedette Guglielmo I, detto il Malo; a dispetto del nome, questi fu un sovrano giusto e saggio, e da allora la storia di Napoli si legò strettamente a quella di Palermo; fece costruire Castel Capuano, strinse importanti alleanze con le Repubbliche Marinare, si guadagnò la stima degli aristocratici napoletani. Dopo di lui, Guglielmo II, detto il Buono, governò altrettanto saggiamente, e alla sua morte una assemblea di nobili, prelati e rappresentanti del popolo, per evitare che il regno cadesse in mano ai tedeschi che premevano alle frontiere, designò Tancredi d'Altavilla come suo successore. Furono gli ultimi sprazzi di vita del regno normanno, perché, dopo aver respinto l'assedio svevo nel 1191, alla morte di Tancredi nel 1194 il sovrano tedesco Enrico VI si impossessò del mezzogiorno d'Italia. I normanni portarono al Ducato una nuova organizzazione, favorirono l'integrazione dei diversi fattori etnici, il commercio divenne fiorente e il porto di Napoli divenne il più importante del Mediterraneo. La Chiesa perse i suoi caratteri bizantini per divenire chiesa romana d'occidente e le diatribe tra i nobili ed i mediani riguardanti le cariche pubbliche ebbero fine. La citta' aveva potuto prosperare nei commerci, anche per il declino già iniziato di Amalfi, per cui il porto di Napoli ridiveniva il più trafficato della Campania. A Napoli, i normanni avevano il loro fondaco di terraferma più importante, congiunto con la Dohana. La popolazione, sulla fine del secolo XII, oltrepassava pare i 40.000 abitanti, ma la citta' non si era proporzionalmente estesa in superficie. Tuttavia, l'edilizia dovè pur costruire, in numero più o meno rilevante, degli edifici, in quello stile siculo-normanno, di cui ammiriamo una così ricca fioritura d'arte in altre citta' del Mezzogiorno e, specialmente, in Sicilia, ma di cui nulla avanza a Napoli, quasi per un singolare destino di alcune civiltà che vi dominarono, come nessun documento esiste, in base al quale ci si possa fare un giudizio esatto sulla cultura del tempo. In Napoli normanna vivevano 500 famiglie ebraiche, anima del commercio cittadino, 600 a Salerno, 300 a Capua. Ma non si sa con certezza se gli ebrei fossero anche qua confinati nei ghetti - iudeca - benché sussistano ancora una strada e un vicolo della Giudecca. La denominazione potrebbe esser derivata dal fatto che gli ebrei vi svolgevano le loro attività commerciali, come per la Loggia dei Pisani, così detta perché quella colonia vi aveva il suo fondaco. Con l’ascesa al potere di Enrico IV Scalea divenne un feudo della casa sveva. In questo periodo (XII sec.) venne costruito il Convento dei Francescani che fu eretto intorno al 1255 da Padre Pietro Catin da S, Andrea. Federico II, successore di Enrico IV, da molti considerato il più grande sovrano che sia mai stato su un trono europeo. Con Napoli non ebbe da principio un buon rapporto, tanto che nel primo periodo i partenopei appoggiarono diversi tentativi di sovversione; poi i rapporti migliorarono e, quando tra il 1220 e il 1222 il monarca visitò la citta', ne rimase suggestionato, e promosse lavori importanti di restauro e abbellimento. Uomo di gran cultura, creò per il suo regno un forte potere centrale, riorganizzò la pubblica amministrazione, la giustizia, l'esercito, il commercio; si rese protagonista di alcune imprese militari di successo in Germania e a Gerusalemme, ma, soprattutto, si deve ricordare che amò circondarsi di poeti, filosofi e letterati, e regalò proprio alla citta' di Napoli la prima Università di stato della storia: il celebre "Studium", che rifletteva l'illuminata politica del sovrano e la volontà di sottrarre ai religiosi il monopolio della cultura, gestita ancora dalle scuole e dagli istituti teologici (i domenicani a San Domenico e i francescani a San Lorenzo), questa acquisì presto un gran prestigio internazionale, eguagliato solo dalle università di Parigi e Bologna. Alla morte di Federico II, però, il suo successore Corrado incontrò non pochi problemi ad essere accettato in citta', e ci vollero diversi mesi di assedio per vincere le resistenze, appoggiate anche dal pontefice Innocenzo IV. Nel 1254 morirono sia Corrado IV che il papa, e stavolta il nuovo pontefice Alessandro IV non dette manforte a Napoli, che dovette accogliere il nuovo sovrano Corradino, accompagnato e supportato, per la sua giovane età, dallo zio Manfredi. Le scelte urbanistiche del periodo si concretizzarono in costruzioni a carattere civile, di cui gli episodi emergenti furono Castel Capuano e Castel dell'Ovo, scelto come residenza regale, mentre, ad eccezione della chiesa di San Giovanni a Mare - oggi alquanto rimaneggiata -, a causa dell'ostilità che oppose costantemente lo Stato al Papato, non vi furono altre fabbriche religiose. A Napoli le testimonianze figurative di età normanno-sveva sono alquanto scarse, dal momento che la corte risiedeva stabilmente a Palermo dove si concentrò la maggior parte dell'attività artistica. Essa si caratterizzò per la diversità di situazioni e di influssi culturali: accanto alle ascendenze romaniche e iberiche, come nel Crocifisso del Duomo di Napoli, del 1250 circa, continuavano a persistere alcuni tratti orientali e bizantini, particolarmente tenaci nei centri della zona costiera da Napoli a Salerno; nella Crocifissione dipinta a San Domenico Maggiore e nella pala di Santa Maria de Flumine ad Amalfi, ora a Capodimonte, si nota invece il perdurare della corrente neogreca, di origine siciliana. |
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